Articoli & riflessioni

Pubblichiamo di seguito una nostra riflessione in merito all’ennesima tragedia avvenuta nel canale di Sicilia il 18 aprile 2015, in cui hanno perso la vita centinaia di migranti.

TRAGEDIE NEL MEDITERRANEO

Circa 900 morti…

Dobbiamo lasciare anche questa ennesima e immane tragedia nelle braccia dell’indifferenza?
Sono morti uomini, donne e bambini come noi… pensandoci bene però si comprende purtroppo quanto ben poco abbiano in comune con noi, la vita non ha sorriso loro e questo obbliga a farci ritenere ben più fortunati.

Alla maggior parte di loro il destino ha riservato una vita dura, difficile, fatta di stenti, di sofferenze, di violenze, di estrema povertà materiale, di dignità e diritti umani negati e calpestati.

Ma oltre a tutto questo, che colpe gravi hanno loro per dover finire la propria vita in fondo al mare? Dobbiamo riflettere tantissimo su questa tragedia e fare un esame di coscienza.

Il pericolo è quello di cadere nella retorica ma …
Se si visitassero di persona i luoghi dove loro vivono, con cuore e menti aperte, forse si comprenderebbero meglio le difficoltà che questa gente deve affrontare quotidianamente.
Ogni giorno devono impegnarsi per trovare acqua da bere e per lavarsi, per garantirsi un pezzo di pane per sé e per i propri figli, vivono sotto ad un tetto di lamiera o di paglia che “protegge” da un caldo soffocante o da violente piogge, sono costretti a percorrere chilometri e chilometri per farsi visitare da un dottore, se vi arrivano vivi, sperimentano sulla propria pelle cosa significhi siccità o inondazione…

Tutto ciò dovrebbe rendere l’idea che non c’è bisogno di essere richiedenti asilo politico, in fuga da guerre e persecuzioni, per sperare in una vita migliore nella vecchia Europa…

Già l’Europa, il “ricco” Occidente… Qui da noi da qualche tempo si sà c’è la crisi ma… facciamo comunque davvero fatica a paragonare la nostra vita con la loro!
Molti occidentali si trovano in seria difficoltà, senza lavoro, non si arriva alla fine del mese, ma un pasto, una doccia calda ed un tetto sopra la testa difficilmente vengono a mancare! Come anche la sigaretta o la ricarica per il cellulare…
Per tanti poi, crisi significa non avere la possibilità di andare in vacanza, di andare al ristorante, di comprarsi abiti firmati o l’ultimo modello di smartphone ma… questa è crisi?!? Forse è una crisi di valori che investe le nostre coscienze?

Restiamo dell’idea che in molti, politici in primis, cambierebbero il loro modo di pensare e parlare se soggiornassero anche solo pochi giorni nei Paesi di provenienza dei migranti. Non negli alberghi dotati di ogni comfort bensì nei villaggi dove acqua potabile ed elettricità sono un miraggio.
Forse allora la si smetterebbe di pensare che questi sfortunati si trovano in quelle tristi condizioni per pigrizia, incapacità, indolenza, parassitismo… Vero, tanti di loro che hanno la fortuna, dopo la traversata, di toccare terra vivi, andranno a gonfiare le file della delinquenza e dei profittatori, ma questo fa parte della vita, anche della nostra.

Qualcuno giustamente ha detto che il problema lo si può risolvere alla fonte ovvero non facendo partire questa gente. Giusto! Arrestiamo gli scafisti, affondiamo i loro “barconi della morte”, blocchiamo il traffico navale… Già, e delle centinaia di migliaia di profughi cosa ne facciamo? Non partono, non arrivano qui da noi, quindi problema risolto? Certo che no!
Proviamo magari ad impegnarci tutti nel creare migliori condizioni di vita laddove loro vivono… Come?
Cominciamo col dare il buon esempio a noi ed ai nostri figli non sprecando acqua quando ci facciamo la doccia o ci laviamo i denti, finendo tutto quello che abbiamo nel piatto evitando di buttare tonnellate di cibo nella spazzatura. Risparmiamo qualche soldino ed evitiamo spese superflue, solo perché “non ci mancano i soldi”… e dedichiamo un pensiero a chi non è fortunato come noi. Cerchiamo quindi di essere meno egoisti. Decidiamo allora di aiutare a distanza una famiglia o una comunità, destinando loro quanto abbiamo risparmiato. Potranno così acquistare farina, tè, latte e zucchero, soprattutto per i loro bambini. Tentiamo nel contempo di avvicinarci alla loro vita visitando i loro Paesi, informandoci circa le loro culture e tradizioni, semplicemente dialogando con loro quando li incontriamo qui da noi per strada o altrove… Cerchiamo di capire, conoscere e riflettere. Loro saranno ben felici di condividere con noi parte della loro esistenza.

Cambieresti casa tua con questa?

casaCambieresti la tua cucina con questa?

OLYMPUS DIGITAL CAMERACambieresti il rubinetto di casa tua con questo?

rubinettoSono immagini forti, volutamente provocatorie…

Attenzione però a non leggerle come un atto d’accusa o un modo per farci sentire in colpa!
L’intento è solo quello di farvi conoscere, di farvi avvicinare a certe realtà, come noi le abbiamo viste con i nostri occhi.
Alla fine una domanda potrebbe sorgere: “e se fossi nato dall’altra parte del Mediterraneo? Come sarebbe stata la mia vita?”.

L’esperienza maturata in tutti questi anni trascorsi e intensamente vissuti in Africa ci ha portato alla convinzione che quasi tutte le persone “materialmente povere” incontrate, vedendosi garantiti cibo, acqua, servizi igienici, cure mediche e istruzione, intesi quali beni primari quindi… “garantiti” dalla Carta per i diritti dell’uomo, non si sognerebbero minimamente di lasciare il proprio amato Paese.
Vivendo dignitosamente, lavorando, stando con la propria famiglia, possono tranquillamente infischiarsene di tutto il superfluo che abbiamo qui da noi.
E poi nel “ricco Occidente” troverebbero spesso tanta tristezza, routine, isolamento, depressione, materialismo sfrenato, egoismo e carenze di valori…

Cerchiamo quindi tutti noi di fermarci, riflettere e impegnarci maggiormente verso queste problematiche. Sicuramente si potrà prendere coscienza di cose prima mai conosciute, ci si potrà avvicinare ad esse con animo nuovo .
Potrà capitare inoltre che a qualcuno capiti la stessa fortuna capitata a noi, ovvero di scoprire quanto è appagante sentirsi veramente fratelli, condividendo quanto di bello e diverso esiste nelle nostre culture di origine, sentendosi non più solo cittadini italiani bensì cittadini del mondo.

Eppure, dopo aver speso tanti soldi, rischiando la vita, bramando una vita “migliore”, tanti si ritrovano a fare una vita indegna per un essere umano, qui, sognando alla fine di ritornare nel proprio Paese, a vedere scorrere lentamente la Vita, a osservare un cielo azzurro con nuvole bianche e il sorriso dei bambini che camminano a piedi nudi, come anche le donne intente a raccogliere acqua da pozze fangose…

Lasciamo a voi ogni commento, favorevole o contrario, positivo o negativo, purchè sempre costruttivo nell’ottica dell’andare incontro alla costruzione di un “mondo migliore”.

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