Federica

Ci siamo conosciuti con Federica grazie al web! Da una parte il suo desiderio di fare un’esperienza di volontariato in Africa dall’altra questo nostro sito nel quale si è imbattuta navigando alla ricerca di informazioni ed aiuto. Appena ci ha contattati abbiamo cercato di metterle a disposizione tutta la nostra esperienza, abbiamo avuto possibilità di incontrarci di persona per una migliore conoscenza reciproca e…….. il “sogno” si è trasformato in realtà!

Pubblichiamo di seguito il bel racconto dell’esperienza che ha vissuto Federica nell’agosto 2017 in Tanzania, presso la missione di Kisarawe, gestita dalle suore del Cottolengo.

Ciao a tutti, sono Federica, ho 29 anni e lo scorso agosto sono stata ospitata dalle Suore del Cottolengo in Tanzania.
Devo dire che il primo impatto è stato un misto di stupore e incredulità, nonostante io avessi già avuto esperienze pregresse in paesi poveri, non vi nego che un filo di paura mi ha accompagnato per tutta l’esperienza. Non era la prima volta che volavo da sola, ma per 15 ore è tutta un’altra cosa. Poi atterrata, l’aeroporto sembrava uno scherzo dove nessuno sembrava preparato ad accogliere circa 300 persone; ma all’uscita ho trovato le mie salvatrici, suor Hellen e la mia compagna di avventura, Luisa.
A circa 9.000 km dall’Italia ho trovato una seconda casa. Suor Virginia insieme a Suor Hellen sono state delle guide e delle amiche splendide, non avrei potuto chiedere di meglio. Non ho mai vissuto a stretto contatto con delle suore, quindi avevo qualche pregiudizio, invece mi sono davvero dovuta ricredere in quanto potevo affrontare qualunque argomento senza sentirmi giudicata. Le risate insieme non si possono contare, queste due donne, ma anche altre suore conosciute in altre missioni, sono una vera forza della natura, sempre sorridenti anche se guardandomi intorno posso garantirvi che non so dove trovassero la forza.
In settimana andavamo a scuola dove suor Virginia era la responsabile, e facevamo lezione con loro: matematica, inglese, scienze e arte.
Bastavano poche ore per farmi tornare a casa con il mal di testa: immaginatevi 108 bambini che vogliono starvi vicino, quasi addosso, prendendovi le mani e toccandovi braccia, capelli, vestiti, qualsiasi cosa. Ma quanta gioia nei loro occhi, mi sono sentita quasi importante senza avere o fare nulla di speciale.  Nell’ora dedicata a stare in giardino ho provato ad insegnare un po’ di yoga, seppure non sia una maestra, il divertimento è stato assicurato. Dopo pranzo i bambini andavano a dormire mentre io e Luisa rimanevamo in cucina a lavare tutte le stoviglie, cercando di comunicare in qualche modo con il personale della scuola.
La casa dove sono stata ospitata si può definire di super lusso paragonata alle case del villaggio, avevamo ogni comfort, anche se a volte l’energia elettrica saltava e bisognava davvero essere parsimoniosi con l’acqua. Ma in questi casi lo spirito di adattamento è d’obbligo, altrimenti non pensate neppure di poter partire per un’esperienza del genere.
Io e Luisa eravamo le uniche Bianche del villaggio e ovviamente venivamo guardate in continuazione, ma a me sono bastati pochi giorni per dimenticare il colore della mia pelle. Non è sempre stato facile capire gli usi e costumi della gente locale, soprattutto le loro continue risate in risposta alle nostre domande (quasi nessuno parlava inglese e io con il swahili non me la sono cavata molto bene), ma l’unica risposta che mi esce in automatico alla domanda ne è valsa la pena, è ASSOLUTAMENTE SI.
In realtà è stato difficile tornare alla realtà, ho pensato e ripensato di perdere quell’aereo di ritorno, e non far finire la mia esperienza.
Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno reso possibile la mia esperienza africana.

Annunci