Roberta

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mix-roby

Ho contattato Francesca e Vincenzo quasi per caso … digitando su Google “come fare esperienza di volontariato in Africa” in una normale fredda domenica invernale in cui ho sentito più forte nel cuore l’esigenza di impegnarmi concretamente per realizzare uno dei miei più grandi sogni che custodisco da quando ero bambina: andare in Africa come volontaria. È iniziato così il mio safari … con un’attenta lettura di quanto scritto sul sito Africayetu, un intenso scambio di mail informative, la rassicurante sensazione di affidarmi alle persone giuste per l’esperienza giusta e poi … fatto! Dopo qualche giorno biglietti acquistati e la certezza che il mio sogno iniziava a prendere forma.

Sono partita con poche aspettative e con un velo di paura di essere sola e non riuscire a reggere l’impatto emotivo. Paura è stato il primo fardello di cui mi sono liberata appena arrivata, pronta a vivere l’ESSENZIALE, il QUI ed ORA, con persone nuove con cui condividere non solo un viaggio fuori dal comune, ma una vera e propria esperienza di vita, unica e irripetibile, con la certezza che la diversità di ciascuno di noi sarebbe stata ulteriore ricchezza e nutrimento per l’anima.

Black and white

Le emozioni non tardano ad arrivare, già dal primo passo calcato sulla terra rossa, si è avvolti da colori, profumi, suoni e paesaggi inconsueti. In pochi giorni si gira quasi tutto il Kenya, toccando con mano realtà difficili con anziani, adulti e bambini, disabilità mentali e fisiche molto gravi, il disagio dell’abbandono, le difficoltà di garantire il minimo indispensabile a chi ha davvero bisogno di tutto. Difficile, se non impossibile, trattenere le lacrime, non sentirsi piccola e inutile davanti all’impossibilità di poter almeno alleggerire tanta sofferenza.
Ma l’Africa non è solo dolore: è un viaggio anche in corpo, mente e anima alla ricerca di se stessi e dopo alcuni giorni è inevitabile lasciarsi avvolgere e trasportare dallo spirito della gente del posto, dal loro caos e dai loro sorrisi, dal “POLE POLE”, “KARIBU” e “HAKUNA MATATA”.

Con i ragazzi di Ngaremara

Con i ragazzi di Ngaremara

Ed ecco che la “presunzione/illusione” di poter cambiare il mondo lascia il posto a un modo più autentico di vivere l’esperienza: impossibile non continuare a piangere e commuoversi, ma il cuore si apre anche e soprattutto ad occhi grandi che accolgono, a manine che stringono con gioia e cercano affetto, a carezze e sorrisi gratuiti e disarmanti; un pallone sgonfio e una caramella diventano motivo di grande festa e una foto sul cellulare suscita il più grande stupore mai visto.

Con i bimbi orfani dalla Maria Mfariji Home di Maralal

 

Africa è lasciarsi sporcare dalla polvere rossa, non pensare ai comfort di tutti i giorni, godersi il cielo, il sole grande e le stelle, il buio e i colori caldi del tramonto, le strade sterrate, la foresta e la savana, gli animali allo stato brado e sentirsi pienamente immersi in quella realtà è il più grande dono che si possa ricevere da mamma Africa. Si..RICEVERE.. perché ho ricevuto molto più di quanto abbia dato..in viaggi così si dà e si riceve oltre misura, oltre ogni immaginazione.

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È stato il mio primo viaggio e sono sicura che non sarà l’ultimo. Intanto, per invitare chi legge a partire, concludo con una delle più belle frasi lette in uno dei luoghi visitati:

NESSUNO E’ COSI’ RICCO DA NON POTER RICEVERE E NESSUNO E’ COSI’ POVERO DA NON POTER DARE”.

Ci sarebbe molto da raccontare, dopo quasi tre mesi dal ritorno è ancora tutto vivo come se fosse accaduto ieri. Ogni persona incontrata sul percorso ha lasciato, e lascerà per sempre, un’impronta indelebile sulla mia anima ed è questa, per me, la magia della vita.

Infine, un GRAZIE infinito a chi mi ha dato la possibilità di realizzare questo sogno e a chi, con sfumature diverse, ha contribuito a renderlo indimenticabile.

ASANTE SANA, Roberta.

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