Giada

Giada

Giada mix

Abbiamo incrociato il nostro cammino con quello di Giada grazie “all’amico in comune” don Carlo che l’ha indirizzata a noi in quanto desiderosa di fare un’esperienza di missione in Kenya. Chiacchierando e conoscendoci inizialmente per telefono, essendo lei di Cagliari e noi di Milano, abbiamo concordato di farle trascorrere le sue due settimane di “missione” presso i centri delle suore Nirmala, certi che l’avrebbero accolta a braccia aperte ma soprattutto fatto vivere in prima linea la “vera vita missionaria”… e così è stato!

A testimoniarlo, alcune bellissime “riflessioni dal Diario Africano” che gentilmente Giada ci ha concesso e che con grande piacere pubblichiamo di seguito…

PRIMO GIORNO
villaggioScusami Africa, sono occidentale.
Scusami per ogni compromesso, che è diventato abitudine.
Scusami perché ho considerato poco importante il contatto con la terra, la cura della persona – impegnata come sono nel lavoro d’ufficio – e tu, Africa, mi chiedi cos’è il mio essere donna.syster
Sono figlia della mia terra orgogliosa e ricca ma che ha dimenticato il senso vero delle cose. Donami un’altra possibilità. Le mie insegnanti di swahili e di umanità sono in questi giorni le maman (donne sole, con handicap, accudite dalle suore Nirmala): Elena, Jennifer e Lucia.

A SAGANA
Il tempo in Africa per me si pesa come l’oro. E cade goccia a goccia.
mare di bambini 2La cosa più bella di questa giornata è stata l’incontro con la gente. Ho accompagnato P. Jackson nelle tre cappelle dove avrebbe celebrato le messe. Verso la fine delle celebrazioni ha voluto presentarmi, anche se sono solo di passaggio, ed ha chiesto che dicessi qualcosa del motivo per cui avevo scelto di essere tra loro.
La gente mi guardava attentamente e poi rideva sentendomi parlare “così strano”… per fortuna che P. Jackson, che ha studiato in Italia, mi poteva tradurre!bambini villaggio
Mi ha colpito la curiosità dei bambini, nella quale mi riconoscevo. Solitamente mi guardavano da lontano attentamente e poi provavano ad avvicinarsi ma solo pochi erano così coraggiosi da darmi la mano; la curiosità maggiore era per i miei capelli così lisci rispetto ai loro…
capannaChe desolazione vedere i luoghi in cui vivono le famiglie! Piccole casette di legno in mezzo alla vegetazione. Non ci sono fognature, né elettricità. La strada quando c’è tanta pioggia diventa impraticabile per le buche. Loro la percorrono a piedi nella maggioranza dei casi, sporcandosi inevitabilmente nel fango. Eppure vedere tanto verde, la terra rossa e feconda, i bambini sorridere apre al cuore una finestra di speranza!

A NGAREMARA
Ngaremara3I bambini hanno subito accorciato le distanze incuriositi. Cercavano di spronarmi a giocare con loro magari con una pallina o chiedendomi di vedere il contenuto della mia borsetta o di usare il mio cellulare… Poiché qualcuno non poteva camminare ma gattonava mi sono seduta con loro ed abbiamo provato a comunicare con poche parole e tanti sorrisi e risate, quando qualcosa pareva strana a me o a loro.

A WAMBA
wambaLascio un po’ il cuore qua all’Huruma dove i bambini conquistano con la loro semplicità e gioia, legata solo alle piccole attenzioni ricevute. Sono bambini abbandonati per i loro gravi handicap ma sono capaci di conquistare immediatamente il cuore. Chiedono solo gentilezza e affetto, pazienza e cura, donano in cambio preziosi sorrisi.

ULTIMO GIORNO
Elena, Jennifer e Lucia che possiedono quello che sta dentro una busta o poco più mi hanno voluto fare ciascuna un dono prima che andassi via in segno dell’amicizia: unhouse braccialetto, una collana, una lettera. Quanta gratuità!
Ed alla fine le parole di Elena: “Ninakupenda!” (“Ti voglio bene!”)
Quelle parole che non pensavo di poter pronunciare in Africa nel periodo così breve che avrei vissuto e che invece ho pronunciato varie volte con i bambini e poi, senza che me lo aspettassi, anche rivolte a me! È proprio un miracolo dell’Africa e del buon Abbà Yetu!

GIADA - L'Africa in 10 domande

GIADA – L’Africa in 10 domande

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